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Area Editoriale

In questa sezione è possibile trovare l’elenco delle Strenne Piacentine e l’elenco di altre pubblicazioni d'arte curate dall'Associazione. Le Strenne sono la raccolta dei risultati di studi e ricerche storiche sul territorio, sugli artisti, sull'arte in generale che di Piacenza e del piacentino ne hanno fatto terra preziosa.

Strenne edite dall'Associazione Amici dell'Arte di Piacenza:
Per la consultazione per anno di pubblicazione è possibile seguire il link "Strenna" nel menù laterale.
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Artisti e Personaggi
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Località
Tema

 

Cenni storici tratti dalla tesi di laurea di Elena Contini

CAP.1.3

ATTIVITA’ EDITORIALE ARTISTICA DELL’ASSOCIAZIONE AMICI DELL’ARTE DI PIACENZA IN EPOCA FASCISTA. LA “STRENNA”.

Parlando della rivista “Strenna piacentina” occorre iniziare trattandone le origini. Col nome di Strenna piacentina si pubblicarono, fra il 1875 ed il 1900, una serie di piccoli volumi, editi dalla tipografia piacentina di Francesco Solari, che avevano la funzione dichiarata di divulgare notizie di storia e cultura locale. Animatore di questa prima fase fu il conte Giuseppe Nasalli-Rocca, che contribuì ad inserire nella rivista un gran numero di articoli, raccolti poi dai figli in un volume del 1909, col titolo, dato dall’autore stesso, “Per le vie di Piacenza”. Nel primo volume della Strenna Piacentina del 1875, si specifica, all’interno di un “Avviso ai lettori”, che la Strenna deriva dall’opuscolo “Il Fa per tutti”; quest’ultimo era edito ogni anno dalla tipografia Solari. Questo opuscolo aveva visto nella sua redazione, la collaborazione di scrittori locali quali Scarabelli, Salvatico, Bersani e Pallastrelli. Successivamente e soprattutto con l’ampliarsi dell’opuscolo, il nome mutò in “Strenna Piacentina”; La Strenna Piacentina assumeva così il compito di divulgare notizie inerenti soprattutto alla storia locale. Altri periodici che trattavano temi analoghi erano presenti a Piacenza, come “La Farfalla” definito “Giornale piacentino ameno e utile”, pubblicato fra il 1848 ed il 1853, all’interno del quale si potevano trovare inserti dello storico Bernardo Pallastrelli. Mentre col titolo vero e proprio di “Strenna Piacentina” uscirono dal 1842 al 1845 e poi nel 1847 alcuni fascicoli in formato diverso, destinati a favore degli Asili d’infanzia, e così poi dal 1875 al 1900. Col 1921 fu ripresa e poi proseguita fino al 1930, per un decennio, la Strenna piacentina da parte dell’Associazione Amici dell’Arte. Mentre allo stesso genere delle strenne si deve annoverare negli anni precedenti il “Piacentino Istruito”, che uscì dal 1825 al 1917, con grande seguito di pubblico, il quale comprendeva articoli di Gaetano Tononi riguardanti la storia piacentina. Un’altra pubblicazione della celebre ditta Del Maino, sorta nel 1870 per opera della ditta Solari, fu “L’Indicatore Ecclesiastico Piacentino”, che vide come suo collaboratore lo stesso Gaetano Tononi. Questa rivista nata come un semplice annuario del clero, si ampliò con scritti di storia locale, prima scritti dal Tononi e successivamente dallo storico Leopoldo Cerri.

Alla serie delle Strenne viene invece attribuita anche la pubblicazione edita dal Conte G.B. Anguissola di Vigolzone, dal titolo le “Ephemerides Sacrae”, dal 1804 al 1846. L’autore tratta dei più svariati argomenti tra cui interessanti dibattiti inerenti ai monumenti del nostro territorio. Inoltre occorre citare anche le edizioni de “La Strenna del Val d’Arda” del 1894 e la “Strenna di Cortemaggiore” del 1871.   

La Strenna Piacentina dal 1934 al 1941 passa all’Istituto di cultura fascista, col semplice titolo di “Strenna”. La pubblicazione della rivista sarà bruscamente interrotta dall’avvento della seconda guerra mondiale, dopodiché vedrà un lungo periodo di oblio, interrotto solo per merito degli “Amici dell’Arte” nel 1981. Le pubblicazioni della Strenna si sono protratte ininterrottamente, sempre ad opera degli Amici dell’Arte, fino ai nostri giorni. Recentemente è stato tratto un indice delle edizioni dal 1981 ad oggi.

Della prima pubblicazione della Strenna ad opera degli Amici dell’Arte, solo gli anni dal 1920 al 1941 risultano validi all’indagine di questa tesi, per il  periodo preso in considerazione, che include quindi anche l’epoca fascista. E proprio il confronto fra le edizioni della Strenna, nel primo decennio di pubblicazione da parte degli Amici dell’arte (1920- 1931), e successivamente nel periodo in cui venne stampata da parte dell’Istituto Fascista di cultura (1934-1941), costituisce il nucleo centrale della ricerca effettuata. L’analisi parte dai caratteri stilistici, di forma, iconografici e tipografici ma soprattutto dai contenuti e dai temi trattati nella rivista attraverso i diversi momenti storici, che il periodico ha superato. Saranno escluse dallo studio le edizioni più recenti della Strenna, quelle appunto riprese dall’Associazione Amici dell’Arte negli ultimi anni ottanta.

Nell'edizione del 1899 è presente in prima pagina un appello al lettore in cui viene proposto il fine della pubblicazione; compito della "Strenna" è infatti: "tener vivo l'amore degli studii patrii i quali sebben disprezzati dalla gente volgare, non mancano fra noi di appassionati e valenti cultori (...). È vanto della Strenna l'essere stata la prima pubblicazione periodica a fare degli studii storici patrii l'argomento costante delle sue trattazioni."  Ed è proprio questo spirito che viene mantenuto dalle prime pubblicazione della Strenna da parte degli Amici dell’Arte.

Subito questa nuova edizione si distingue per la sua grafica elegante e raffinata, specialmente se paragonata con la molto modesta veste delle altre pubblicazioni piacentine di tema analogo che l’avevano preceduta. Questo denota i grandi progressi che l’arte grafica aveva compiuto in breve tempo agli inizi del secolo scorso ed anche quanto fosse migliorato e raffinato il gusto del pubblico. Le illustrazioni hanno una parte rilevante, anche in opere che presentano carattere artistico marginale, e talvolta la veste esterna tende a dissimulare la tenuità di contenuto, che è quasi esclusivamente locale e provinciale. Purtroppo la ricercatezza delle pubblicazioni e della veste tipografica gravò in modo opprimente sul bilancio abbastanza esiguo degli Amici dell’arte, che in quegli anni annoveravano un numero ancora limitato di soci, e la pubblicazione della Strenna venne sospesa nel 1930 per ragioni prettamente economiche. Gli Amici dell’Arte di Piacenza, cercarono nei contenuti di mantenere la loro pubblicazione sempre lontana dalla ampollosa erudizione o dalla ordinaria mediocrità. La lettura dei saggi critici è sempre scorrevole ed unisce le notizie di svago all’utilità delle nozioni riferite, impresa non sempre facile e che sfugge ad una lettura superficiale. 

Particolarmente interessanti sono sembrati alcuni saggi di Leopoldo Cerri e Camillo Guidotti relativi alla vicenda del restauro della Cattedrale. Secondo la cronaca del Cerri, il progetto originario, promosso dal vescovo Scalabrini, si proponeva il completo isolamento del monumento; in tale ottica andava anche demolito il palazzo vescovile da ricostruirsi in un secondo tempo in uno stile che corrispondesse a quello del Duomo. Una precisa volontà di ripristinare l'antico, con cui il Cerri si trovava entusiasticamente concorde. In tale ottica vanno anche intese le sostituzioni in stile delle parti logore, puntualmente eseguite da Guidotti. Si Conclude poi mettendo in relazione la cultura del romanico con il mondo orientale, citando gli esempi di architettura bizantina presenti in molte zone d'Italia. 

Quando nel 1921 la "Strenna Piacentina" divenne l'organo ufficiale degli "Amici dell'Arte" (l'Associazione era nata il 9 aprile del 1920 per volontà di un gruppo di fuoriusciti della Società Filodrammatica Piacentina) fra i fondatori si ricordano Angelo Maria Zecca, Aldo Ambrogio, Cesare Brighenti Rosa ed il conte Francesco Pallastrelli, che ne fu il primo presidente. I membri erano dunque rappresentanti del mondo nobiliare e alto borghese della città e le attività del gruppo si svilupparono in molteplici direzioni, senza tralasciare settori come la musica, la poesia e il teatro. 

A partire dall'anno successivo la loro costituzione, organizzarono annualmente un'esposizione collettiva di artisti piacentini, descritta minuziosamente attraverso i saggi di critica pubblicati nella Strenna, oltre agli articoli dei quotidiani. La Strenna piacentina è sempre stata, tranne la parentesi del periodo di regime, una rivista che può decisamente essere definita come Antologica, cioè disposta ad accogliere nelle sue pagine personalità e temi completamente diversi tra loro con interessi che spaziano dalla letteratura antica all’arte, dalla musica alla poesia, dalle arti figurative al cinema, dai problemi edilizi alle manifestazioni culturali più importanti; anche se non si può certo definire una rivista d’avanguardia, poiché esiste sempre un aggancio, un filo rosso che la lega al passato e non si è mai fatta travolgere dalla smania dell’inedito. 

Tutto ciò emerge anche da una lettura superficiale della rivista, che ospita voci molto diverse, ma mai al di sopra delle righe o che nei primi decenni della sua pubblicazione abbiano espresso, qualsiasi forma di dissenso, al di fuori dei termini imposti dalla situazione nazionale.

Si incontrano firme molto eterogenee, da un lato personaggi conosciuti anche oltre i confini provinciali, dall’altro lato figurano i nomi di scrittori e critici noti solo a livello locale.

Alcuni collaboratori si trovarono alla ribalta della vita politica di quegli anni. Questo fattore gioca in modo del tutto favorevole alla rivista che si propone subito priva di pregiudizi ideologici ma attenta soprattutto alla qualità di ciò che pubblicava. L’ing. Morandi era certamente al corrente di quanto il critico Ojetti avesse scritto a proposito del problema così dibattuto sui giornali, che quanti scrivono in Italia non si occupano abbastanza del pubblico, ne trascurano il gusto e non cercano con la varietà e l’incremento della produzione di interessarlo abbastanza alle lettere e alla cultura. La Strenna nelle varie attrattive, anche esteriori, è nel complesso molto diversa da riviste del calibro di “Pegaso” e “Pan” dirette dall’Ojetti stesso; ma fu anch’essa, per il suo carattere inizialmente aristocratico, diretta a muoversi nel totale distacco della società di massa, rivolta all’inizio esclusivamente ad un’elite nobile o borghese cittadina, al di fuori della quale vi era un pubblico totalmente impreparato ad accoglierla.

Di qui i dotti saggi di arte, le varie collaborazioni di prosatori e di poeti dovute alla penna di scrittori giovani, spesso giunti da poco alla notorietà cittadina i cui articoli rivelano la mano felice di chi li aveva commessi o accettati e l’intenzione di dare una vitalità sempre nuova alle pagine del periodico. Ma veniamo a quella che fu la struttura della rivista in quei primi anni, sia dal punto di vista meramente stilistico e formale che da quello più strettamente riguardante il contenuto, che in questa sede ci interessa. Il testo è composto in caratteri eleganti ed ogni numero della rivista varia da una sessantina ad una ottantina di pagine. La copertina si avvale di un’immagine grafica e tutte le illustrazioni sono inserite nei testi con precisi riferimenti. Il periodico che si presentava presso il grande pubblico con l’eleganza della sua qualità tipografica e la ricchezza delle illustrazioni, prendeva il nome da una tradizione editoriale piacentina anteriore al periodo di pubblicazione da parte dell’Associazione Amici dell’Arte. Sono frequenti le pagine illustrate da richiami pubblicitari, in cui si intuisce il tessuto economico, artigianale, piccolo industriale e commerciale della Piacenza dell’epoca.

La grafica dei simboli e delle illustrazioni è molto varia e comprende diversi stili; ad esempio la figura che apre la pagina dedicata alle attività sociali è molto stilizzata, un triangolo in cui sono inscritti un fiore, una falce ed una stella, ed il motto “a furore rusticorum libera nos domine”, che è posto alla base del triangolo, è composto da caratteri che imitano lo stile dei manoscritti di epoca carolingia; vi compaiono, ad inframmezzare la parola DOMINE, due croci greche, mentre la data dell’anno è espressa in numeri romani. Sono sempre presenti due sezioni che terminano la pubblicazione, la prima dedicata alle attività sociali dell’anno passato e la seconda sezione dedicata alla cronistoria artistica piacentina dell’anno in corso. Quest’ultima riporta in ordine cronologico le date degli avvenimenti più importanti della città dal punto di vista artistico – culturale. Talvolta sono presenti anche in queste due sezioni alcune illustrazioni grafiche o caricaturali ( es. ritratti o autoritratti di Osvaldo Bot), fotografie di eventi di interesse pubblico o culturale ( es. S.M. il Re tra le autorità di Piacenza, in visita alla città) o di opere artistiche ( es. statue dello scultore Astorri o Monumenti della città).

Analizzando la rivista “La Strenna” nelle edizioni degli anni successivi, durante il regime fascista si colgono notevoli cambiamenti sia di contenuto che grafici, che esaminiamo dettagliatamente.

Ricordiamo che l’assorbimento degli Amici dell’Arte da parte dell’Istituto Fascista di cultura fu un’operazione comandata dal Partito alla Presidenza dell’Istituto stesso, e messo in opera dalle persone che sul territorio erano preposte a rappresentare tale potere. Il prefetto di Piacenza in prima istanza. Da questo punto in avanti il controllo amministrativo, economico e delle scelte culturali da parte degli esponenti del partito fascista fu pressoché totale. La Strenna fu posta come uno dei punti, e sicuramente non il meno importante, di controllo sulla cultura locale da parte del regime fascista, che voleva dominare la realtà intellettuale piacentina.

La Strenna da questo momento in poi avrà caratteri propri, che la distinguono da tutte le altre pubblicazioni piacentine del genere, non esclusa la “Strenna Piacentina” degli Amici dell’arte, di cui pure fu la più diretta erede.

Nelle prime edizioni del periodo fascista, la grafica è piuttosto schematizzata, per non dire scarna; si nota solo un accenno di decorazione a contornare la pagina di copertina e lo stile prescelto rimanda ad un tipo di decorazione pseudo-pompeiano. Mancano illustrazioni di qualsiasi genere e, nella descrizione dei monumenti cittadini, si nota una certa tendenza a privilegiare il periodo della romanità. Viene riportato l’antico motto romano “Quod bonum felix faustumque sit”, e proprio i tratti tipografici ed i caratteri numerici sono desunti direttamente dallo stile aulico dell’antica Roma. 

Delle Strenne di epoca fascista esiste un indice redatto da Luciano Summer, Soprintendente ai Monumenti della città di Parma, che dispone prima di tutto gli indici delle annate delle singole riviste, stampati uno di seguito all’atro; per ciascun tema trattato compare prima il nome dell’autore e poi il titolo dell’articolo. Analogamente avviene per l’indice tematico che è suddiviso in temi principali, sottotemi principali e sottotemi secondari. Dopo alcuni titoli di articoli (ad es. temi che riguardano le fortificazioni, le ville, gli scaloni, ecc.) è riportato un elenco di edifici e località piacentine relative ai temi trattati. 

Quando nel 1934 l’Istituto di cultura fascista di Piacenza pubblicò la Strenna, in copertina scomparve il millesimo ed il titolo riportò “ Strenna dell’anno XII” trasferendo solo a piè pagina nel frontespizio l’indicazione: Piacenza 1934 – XII. Ma tale indicazione venne a mancare negli anni successivi, dove si conservava solo il numero progressivo in cifre romane che indicava l’anno dell’era fascista. Solo con la “Strenna dell’anno XVII” (quella cioè del 1939) nel frontespizio appare in piccolo, la scritta : “6^ della nuova serie” riallacciando così la pubblicazione alle precedenti edizioni. Tale dicitura comparve anche nei due numeri successivi dopodiché, come si è detto, anche la “Strenna” cessò la sua pubblicazione e fu travolta dagli eventi della seconda guerra mondiale.

In questi otto numeri che costituiscono la nuova serie, nonostante molte pagine siano dedicate all’esaltazione delle opere del regime o della guerra coloniale d’Africa, appaiono ancora importanti saggi sull’arte locale, specie nella rubrica che col 1935 prenderà il titolo di “Panorami e profili”. Pertanto anche questa serie di “Strenna” costituisce un importante documento storico, letterario ed artistico dei tempi, così come preziose sono quelle edizioni ottocentesche e quelle già citate del 1921- 1930. Documentazione importante quindi per lo studio storico ed artistico, in quanto vi compaiono voci sia di carattere generale, come quelle archeologiche, architettoniche, pittoriche, scultoree, storiche, urbanistiche, ecc., ma anche di carattere particolare e prettamente locale. Vengono trattati argomenti relativi alla città di Piacenza, studi particolari sulle sue chiese, torri, palazzi, ecc. oppure  esistono articoli con argomenti riguardanti i Comuni della provincia di Piacenza e delle province limitrofe; la scelta prevalente è orientata su soggetti riguardanti la città, infatti sono presenti articoli relativi a solo 23 comuni provinciali dei 47 esistenti. Gli articoli esaminati in questa sede hanno escluso quelli relativi alla musica ed alla letteratura poiché esulano dagli interessi specifici.

Nella Strenna dell’anno XII°, cioè il 1934, compare sotto il titolo “Istituto fascista di cultura”, lo Statuto del nuovo ente costituito, che ovviamente stravolge il carattere apolitico e puramente artistico che la rivista aveva detenuto fino ad allora. Nel primo articolo di tale statuto compare la definizione e lo scopo della “nuova” associazione; viene sancito che in Piacenza è stato istituito un Ente culturale, denominato Istituto Fascista di cultura, avente come scopo la tutela e la diffusione della cultura nazionale e delle idealità fasciste in città ed in provincia, mediante l’istituzione di corsi, di lezioni, di conferenze e di una moderna biblioteca ( con prestito a domicilio per i soci). Inoltre viene stabilita la “fusione” con l’Associazione Amici dell’Arte, mentre si costituisce un Ente “regolatore” delle manifestazioni culturali della città e della provincia col compito di promuovere conferenze, gite, spettacoli e pubblicazioni, nell’intento di illustrare la letteratura, l’arte, la storia della nazione in genere e di Piacenza in particolare. 

Nel 1934 “La Strenna” possedeva una copertina illustrata dall’architetto Pietro Berzolla ed era composta da una ottantina di pagine divise in diverse sezioni; si apriva con due articoli introduttivi, l’uno dedicato al Duce e composto da Luciano Ricchetti, e l’altro dedicato ai caduti della prima guerra mondiale.

Poi vi era la sezione intitolata “Guida culturale piacentina”, costituita da diversi articoli dedicati ai principali monumenti ed istituzioni artistico-culturali piacentine, come ad esempio il Museo Civico, la Galleria Ricci Oddi, il Teatro Municipale, il Museo del Risorgimento, l’opera pia Alberoni e le varie biblioteche pubbliche o private. All’interno di questo capitolo di descrizione dei diversi enti culturali della città comparivano anche alcune parti dedicate al Gruppo Universitario Fascista (GUF), ai fasci Giovanili di Combattimento, al Dopolavoro, alle Associazioni fasciste per le scuole medie ed elementari. Venivano citati inoltre la Commissione Provinciale dell’Economia Corporativa, la Cassa di Risparmio e la Commissione per la conservazione dei monumenti. Infine nelle ultime sette pagine della sezione dedicata alla guida culturale piacentina vi erano descritte tutte le scuole della città comprese il Civico liceo Musicale, con un articolo dedicato alla settimana musicale piacentina, e la Scuola di Belle Arti.

La seconda sezione era invece esclusivamente dedicata alla Cultura Fascista Corporativa, ed esordiva con un articolo dell’on. Ezio M. Gray che descriveva il “bilancio” culturale del Regime Fascista. L’on. Arrigo Solmi invece, tesseva le lodi del fascismo come difensore dell’immagine italiana nel mondo mentre l’on. Felice Felicioni celebrava l’espansione della nostra cultura nel mondo, assegnandone i meriti all’opera del partito fascista. Sempre in questa sezione di chiaro stampo propagandistico vengono appunto esaltati i valori sui quali il fascismo aveva incentrato il suo programma; e quindi notiamo a questo proposito l’articolo del sen. Giovanni Raineri intitolato “ruralità”. Il tema agricolo, del ritorno alla terra, del lavoro nei campi e della valorizzazione del mondo rurale, come punto di partenza, non solo economico ma soprattutto etico, della società italiana  era come abbiamo visto, al centro delle attenzioni fasciste. La “ruralità” dunque era celebrata dal fascismo imponendola spesso come soggetto che le arti dovevano sviluppare, così ricordiamo come avveniva nel 1940 durante il concorso per “Il premio Cremona”, vinto dal pittore piacentino e “Amico dell’arte” Ricchetti, in cui troviamo proprio Ojetti nella commissione giudicatrice.

Negli articoli successivi vi sono infine tre argomenti incentrati sul tema del Corporativismo fascista, firmati rispettivamente da Andrea Bisio, Ottavio Vittorio Gracis e A. M. Nasalli Rocca, in cui viene spiegato in cosa consiste il corporativismo e le sue funzioni.

L’ultima sezione della Strenna del 1934 riguarda la cultura locale, ma in essa si celano ancora alcuni articoli che celebrano il regime, quale quello di Emilio Nasalli Rocca dedicato al Littorio a Piacenza nel Secolo 16°.

Troviamo inoltre un articolo di Augusto Balsamo che riporta la storia della tradizione piacentina delle Strenne, ed un altro articolo di Emilio Nasalli Rocca con la descrizione della mappa vaticana dei Ducati di Parma e Piacenza, corredata da cinque illustrazioni.

Come era già accaduto nelle strenne piacentine delle edizioni precedenti, Giulio Ferrari torna a scrivere e in questa occasione, purtroppo l’ultima, e si occupa egregiamente di alcune pitture del Pannini in Roma, accompagnando l’articolo con cinque illustrazioni che ne chiariscono il significato da un punto di vista critico e storico. Poco tempo dopo la stesura dell’articolo Giulio Ferrari muore e tutto il commosso cordoglio dell’Associazione culturale piacentina è espresso in un articolo a lui dedicato “In morte di Giulio Ferrari”, redatto dall’amico Carlo Anguissola.

Inoltre citiamo anche gli articoli di Stefano Fermi, dal titolo “Fragonard a Piacenza” e di Arturo Pettorelli dedicato a Palazzo Farnese. Compare inoltre, sempre in questa edizione della Strenna, una parte anonima che tratta del progetto del Vignola di Palazzo Farnese, all’epoca non ancora attribuito con certezza al famoso architetto, al secolo Jacopo Barozzi, detto appunto il Vignola.

La Strenna si conclude con la sezione dedicata all’Istituto Fascista di Cultura, che riporta il nuovo statuto con relativo regolamento, la pubblicazione dei concorsi per laureandi, le attività sociali fra le quali l’organizzazione della Mostra interprovinciale delle arti e la fondazione dell’Istituto Fascista di Cultura a Bobbio, a Castel San Giovanni e a Fiorenzuola.

Notiamo quindi che in questa prima pubblicazione della Strenna da parte dell’Istituto fascista permangono ancora delle parti estese dedicate interamente alle arti, che purtroppo si ridurranno sempre più nelle edizioni successive.

Negli anni successivi il numero delle pagine della rivista aumenta in modo progressivo, nel 1937 supererà le duecento pagine, ma le sezioni dedicate all’arte locale saranno continuamente ristrette.

La copertina dell’edizione del 1935 raffigura un’impressione della Piazza Cavalli di Piacenza di Mario Bocciocchi a cui fa seguito la sezione dal titolo pretenzioso “Cultura Fascista”. E’ un capitolo che non tratta di arte ma è costituito da brani letterari dai temi celebrativi del fascismo, quali l’articolo di Sandro Cella intitolato “Bonifica intelligente”, parlando delle opere di bonifica che Mussolini fece eseguire nella regione Emilia Romagna,  così come era avvenuto nelle zone del Lazio.  Giuseppe Borella invece dedicava il suo articolo alle finalità che la politica demografica Mussoliniana si prefiggeva nella crescita economica del paese. Compare inoltre in questa sezione un estratto sul tema della scuola e delle riforme scolastiche tratto dal “Popolo d’Italia”. Il resto degli articoli prosegue su questa linea encomiastica; “Saluto al Duce” di Bruno Biaggioni, “L’instaurazione rivoluzionaria del Fascismo” di Ennio Giurco, “Il Battaglione Camicie nere” di Giuseppe Zigiotti, compare anche una fotografia del fotografo piacentino Gianni Croce intitolata “Balilla buona guardia”, che raffigura un giovane balilla con la divisa di circostanza.

Un centinaio di pagine della sezione dal titolo “Panorami e Profili” è dedicata alla cultura locale, anche se in realtà in questa sezione continuiamo a trovare articoli di propaganda militare e politica come “piloti piacentini caduti per la patria” di Remo Ugolini e “aspetti economici della nostra provincia” di Giovan Battista Ferrario. Nel 1936 compare un’intera sezione della Strenna intitolata “Piacenza e l’Africa” nella quale scopriamo un vero e proprio bollettino di guerra con enumerati i piacentini caduti o decorati in terra d’Africa, soprattutto nella guerra libica, e le azioni eroiche di alcuni valorosi. Nella solita sezione “panorami e profili” è dedicata un’ampia parte alle opere artistiche e architettoniche di Bobbio. I toni propagandistici del regime si fanno sempre più evidenti nella Strenna del 1937 dove troviamo nella sezione cultura fascista articoli dai titoli trionfalistici quali “Contenuto del nostro impero” e “L’universalità di Roma” o “Dove nacque il fascio littorio”, compare inoltre una sezione dedita a celebrare il passato illustre del paese intitolata “Pagine del Risorgimento”. Nella parte “Panorami e profili” le pagine dedicate all’arte sono sempre più scarne, sostituite da articoli di carattere scientifico e biologico, sulla fauna e flora locale. Nella Strenna del 1937 sono presenti però alcuni articoli dedicati all’archeologia piacentina di notevole interesse.  Nella “Strenna” del 1938 continua l’esortazione al militarismo e compare un’altra sezione dedicata alle “pagine di storia militare” della città di Piacenza, mentre gli scritti dedicati all’arte sono relegati in pagine sempre più ridotte nel numero e nei contenuti. Nella “Strenna” del 1939, la XVII^ dell’era fascista, vi è addirittura un capitolo intitolato “nel ventennale della vittoria” ed un’altro “Romanità”, in perfetta linea con la politica culturale imperialista del regime; in questa edizione purtroppo compaiono alcuni articoli che trattano del “problema ebraico” e che delineano le assurde teorie della supremazia e della discriminazione razziale, asserendone la giustificazione su basi pseudoscientifiche e giuridiche. Queste irragionevoli e terribili teorie continuano anche nella Strenna del 1940 dove troviamo due articoli nella sezione di “Cultura fascista” dedicati a “Virtù Romana” e “L’impero e la razza”. L’ultima edizione della “Strenna”, edita dall’Istituto fascista di cultura nel 1941, è stampata in pieno periodo bellico e l’articolo intitolato “Economia alimentare in tempo di guerra” presagisce le difficoltà che il paese avrebbe dovuto subire a causa del conflitto mondiale in atto. 

 

Pubblicazioni edite dall'Associazione Amici dell'Arte di Piacenza:

AnnoTitoloAutore
1967 Luciano Ricchetti F. Arisi
1969 Luigi Arrigoni F. Arisi
1971 G.A. Sartorio F. Arisi
1975 Mobili e Tarsie di A. Cappelletti F. Arisi
1980 Nazareno e Giuseppe Sidoli F. Arisi
1981 Ernesto Giacobbi F. Arisi e F. Bernocchi
1982 Umberto Concerti AA.VV.
1983 Luigi Cobianchi e Gabriele Marzoli F. Arisi
1983 Martino Martini F. Arisi
1986 Egidio Marulli F. Arisi
1994 I quadri del palazzo di via Garibaldi, giovani artisti e mecenatismo nella collezione della Provincia di Piacenza F. Arisi
1999 Inediti, dipinti di artisti piacentini da collezioni private ('800 - '900) F. Arisi e S. Fugazza
2000 Giacomo Malfanti F. Arisi e S. Fugazza
2001 Rapporti umani e artistici di Giuseppe Verdi con Piacenza Mario Giuseppe Genesi
2017 Catalogo mostra "La figura femminile nell'arte di Secono Tizzoni a cent'anni dalla nascita"
2017 Catalogo mostra retrospettiva"Giancarlo Braghieri. Opere dal 1960 al 2009
2017 Catalogo mostra/concorso "Giovanarte Under35"2017 terza edizione
2018 Catalogo mostra/concorso "Giovanarte Under35" 2018 quarta edizione